Il legame tra Capo Spartivento, luogo dal fascino arcaico e angolo di Calabria sospeso tra storia e leggenda, e Spartivento Fashion, il brand di abbigliemento fondato da Fabio Muzzupappa, si esprime non soltanto nell’ispirazione del nome e nei valori che ne definiscono l’identità, come l’essenzialità e l’amore per il mare e per la propria terra, ma anche in una scelta concreta di responsabilità: promuovere una cultura della salvaguardia del patrimonio naturale. Per ogni capo venduto, due euro vengono destinati a Caretta Calabria Conservation, associazione impegnata nel monitoraggio e nella tutela dei nidi di tartaruga marina in Calabria.

Da qui nasce l’occasione per raccontare il lavoro di chi opera ogni giorno sul campo, spesso con risorse limitate, per proteggere gli ecosistemi costieri e contrastare le conseguenze di un’antropizzazione sempre più invasiva. Ne abbiamo parlato con Salvatore Urso, socio fondatore dell’associazione e naturalista, per conoscere le attività di monitoraggio, le peculiarità della costa ionica reggina e il valore naturalistico di Capo Spartivento.
Di cosa si occupa Caretta Calabria Conservation e qual è il vostro principale ambito di intervento?
«Siamo un ente del Terzo settore e ci occupiamo del monitoraggio e della tutela dei nidi di tartaruga marina in Calabria. Da molti anni operiamo soprattutto lungo la costa ionica della provincia di Reggio Calabria, una delle principali aree di nidificazione a livello nazionale. Il nostro comprensorio di riferimento è molto vasto: teniamo sotto osservazione circa 100 chilometri di costa, intervenendo anche in altre zone della regione».

Come si svolge il lavoro di monitoraggio?
«Il nucleo operativo è composto da cinque o sei persone esperte, con oltre cinque anni di esperienza, tra cui biologi formati e autorizzati dal Ministero dell’Ambiente. A loro si affiancano decine di volontari, che si alternano durante la stagione estiva, e tirocinanti impegnati in lavori di tesi. Organizziamo anche campi di formazione e volontariato, ai quali partecipano appassionati provenienti da tutta Italia. È un’attività impegnativa, che richiede competenze specifiche e una presenza costante sul territorio».
Quali sono i costi che un’attività di questo tipo deve sostenere?
«Una stagione di monitoraggio, da metà maggio fino a settembre o ottobre, comporta almeno 20 mila euro di spese vive. Sono aumentati i costi del carburante e quelli legati alla logistica. Tutto questo senza poter garantire uno stipendio a chi collabora con noi. Per il resto dell’anno lavoriamo anche a progetti, mentre l’attività operativa più intensa si concentra in estate».
Qual è oggi la principale minaccia per le tartarughe marine e i loro nidi?
«Tutelare le tartarughe marine significa tutelare le spiagge. Durante l’estate questi ambienti sono sottoposti a una forte pressione: bagnanti, attività ricreative, discoteche e quad che attraversano gli arenili. La sfida più grande è ridurre il conflitto tra la fruizione turistica e la conservazione, attraverso una corretta informazione e controlli adeguati da parte delle forze dell’ordine. Purtroppo, i controlli sono pochi e le occupazioni abusive aumentano».
La costa ionica reggina conserva ancora tratti di spiaggia naturale. Quanto è importante proteggerli?
«Quella ionica reggina è una delle ultime coste selvagge, con chilometri di spiaggia naturale. In alcuni tratti, l’isolamento e la difficoltà di accesso hanno contribuito a conservare habitat fondamentali per la nidificazione. Ma gli stabilimenti stanno aumentando e, se questa tendenza proseguirà, rischiamo di perdere gli ultimi metri di spiaggia naturale. Non possiamo immaginare un futuro roseo se questi ambienti continueranno a essere fagocitati dall’antropizzazione».

Che cosa succede quando un nido non viene individuato o la schiusa avviene in una spiaggia frequentata?
«Se un nido non viene individuato, rimane sotto la sabbia e non possiamo sapere quale sarà il destino dei piccoli. Anche dopo la nascita, le condizioni ambientali devono consentire loro di raggiungere il mare. Una luce artificiale, per esempio quella di una discoteca, può disorientarli e spingerli nella direzione sbagliata. Per questo pattugliamo quotidianamente la costa e utilizziamo anche i droni».
Organizzate anche momenti aperti al pubblico per assistere alla schiusa?
«Quando i nidi si trovano su spiagge antropizzate e non possono essere adeguatamente protetti, può essere necessario predisporre recinti di protezione e monitorarli fino alla schiusa, che avviene generalmente dopo 45-50 giorni. In una decina di casi all’anno organizziamo momenti aperti al pubblico, che attirano moltissime persone e diventano occasioni di sensibilizzazione. Naturalmente, siamo felici soprattutto quando i nidi riescono a schiudersi in modo naturale, senza interventi».

Lei è un naturalista e si occupa di conservazione da molti anni. Che cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso?
«Ho iniziato durante gli studi universitari, quando frequentavo un laboratorio dell’Università della Calabria che si occupava della conservazione delle specie protette. Ho scelto di dare una mano e, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo fondato l’associazione. Svolgiamo questa attività con continuità da almeno vent’anni. Vedere la schiusa è sempre emozionante, ma la sfida più importante riguarda la tutela degli habitat. La tartaruga marina è una specie carismatica, una specie bandiera che può aiutarci a promuovere una gestione delle spiagge diversa, non necessariamente orientata soltanto al turismo».
Quanto conta il sostegno di realtà private come Spartivento Fashion?
«Non tutti riconoscono il valore del nostro lavoro e non tutti scelgono di investire in questa attività. Fabio Muzzupappa lo ha fatto e gliene siamo grati. Siamo una piccola associazione, senza grandi strutture alle spalle, e operiamo in un contesto abbastanza complicato. Ogni donazione e ogni contributo sono fondamentali: ci permettono di sostenere spese concrete, come il carburante e gli affitti. È anche un modo per consentire alle persone di capire dove vanno a finire i propri soldi e di sostenere direttamente chi opera sul territorio».
Capo Spartivento ha un significato particolare per il vostro lavoro. Qual è il suo valore naturalistico?
«Grazie a una convenzione disponiamo di una base operativa nei locali dell’ex stazione ferroviaria di Capo Spartivento (nel comune di Palizzi, provincia di Reggio Calabria), proprio sotto il faro. Da lì partiamo ogni mattina per monitorare la spiaggia. L’area è una Zona speciale di conservazione e rientra in un parco marino regionale: è quindi tutelata attraverso strumenti di protezione a livello comunitario e regionale. Questo conferma l’importanza del luogo. In particolare, la spiaggia sotto il faro è molto ambita dalle tartarughe marine, con numerose femmine che emergono per deporre le uova».
Qual è il vostro obiettivo per il futuro?
«Vorremmo continuare a fare quello che facciamo, accogliendo anche persone provenienti da altre regioni, che vengono da noi per formarsi e conoscere le tecniche di monitoraggio. Ma, soprattutto, vorremmo che crescesse la consapevolezza del valore degli habitat naturali. Proteggere una specie significa anche proteggere il luogo in cui vive e si riproduce. È da lì che deve partire ogni ragionamento sul futuro delle nostre spiagge».
Rosita Mercatante per Spartivento